81. Scienza ed esperienza nel secolo diciassettesimo.

   Da: J. I. Solov'ev, L'evoluzione del pensiero chimico dal '600
ai giorni nostri, Mondadori, Milano, 1976

 Nel corso del Seicento, come spiega lo storico della scienza
russo Jurij Ivanovic Solov'ev, il mondo si apr via via al
progresso scientifico. Gli sconvolgenti risultati delle indagini
astronomiche, naturalistiche e matematiche trovarono nelle
attivit delle Accademie, associazioni di scienziati e letterati
aperti a nuove forme di collaborazione, fiorite in tutta Europa,
la loro cassa di risonanza. In tale contesto la sperimentazione
dei fenomeni, e le eventuali leggi che ne scaturivano, divennero
le regole con cui  dovette misurarsi ogni forma di conoscenza. Ci
che non poteva essere comprovato, sia che appartenesse a dogmi
religiosi, o facesse parte della filosofia degli antichi, venne
rigettata dai nuovi scienziati  come materia incomprensibile.


   Nel secolo diciassettesimo le scoperte nel cielo si alternano a
quelle sulla terra. La meccanica e l'astronomia hanno
rivoluzionato i concetti di terrestre e di cosmico e hanno
esercitato una forte influenza su altre scienze sperimentali,
particolarmente sulla fisica e sulla chimica. Le spedizioni in
terre lontane, perseguenti solitamente fini non scientifici, hanno
messo a disposizione degli studiosi molti fatti nuovi, e lo
svilupparsi della corrispondenza tra studiosi di differenti paesi
ha permesso di meglio assicurare la verifica critica di
innumerevoli osservazioni ed esperienze.
   Con l'allargarsi dell'interesse per le scienze naturali, nasce
una nuova forma del lavoro scientifico. Nel secolo diciassettesimo
si inizia infatti l'unione delle forze scientifiche in accademie,
aventi per scopo lo sviluppo delle scienze naturali, la
discussione, la valutazione, e la pubblicazione dei risultati
ottenuti. Nel 1603 il marchese Federico Cesi [naturalista], con
Francesco Stelluti [naturalista e letterato], Anastasio De Filiis
[storico] e Jan Heck [medico e naturalista olandese], fonda a Roma
l'Accademia dei Lincei, di cui Galileo fu socio. Nel 1652 il
medico J. L. Baush crea in Germania l'Accademia degli scrutatori
della natura, la quale si occupava all'inizio prevalentemente di
medicina. Nel 1657 il cardinale Leonardo de' Medici [ultimogenito
del granduca Cosimo secondo] organizza a Firenze l'Accademia del
Cimento, vissuta dieci anni. Nel 1662, sulla base di un Invisible
College nato a Oxford nel 1645, viene fondata la Royal Society di
Londra, tuttora esistente, che aveva per divisa le parole di
Orazio nullius in verba e il cui statuto diceva cos: La Societ
non riconoscer nessuna ipotesi, sistema, dottrina di filosofia
naturale proposti o accettati dai filosofi antichi o
contemporanei... ma esaminer e giudicher tutte le opinioni non
accettandone alcuna fino a che, da maturo giudizio ed esame delle
prove date da esperienze rigorosamente impostate, non verr
inoppugnabilmente dimostrata la verit di ogni affermazione.
   Nel secolo diciassettesimo cambia il modo di lavorare, non solo
degli uomini di scienza, ma anche degli artigiani, nell'attivit
dei quali cominciano a manifestarsi elementi di creativit
collettiva. Fino ad allora i dati della esperienza pratica
accumulati dagli artigiani non venivano di regola descritti e resi
pubblici. Nella loro creativit individuale essi avevano talvolta
raggiunto risultati sorprendenti (esempio di ci i colori degli
antichi, la ceramica, l'acciaio delle lame di Damasco, eccetera);
tuttavia il segreto professionale gelosamente mantenuto rendeva
difficile l'accesso alle conoscenze di questi esperti. Ma quando
nelle imprese metallurgiche e minerarie, nelle fabbriche di colori
e di vetri cominciarono a crearsi gruppi di artigiani di una
stessa specialit, nacque l'esigenza di un pi largo scambio di
esperienze. Lo sforzo diretto al perfezionamento della produzione
non poteva pi limitarsi a una raccolta di ricette tradizionali.
Come risultato della concorrenza economica sorse la necessit di
affrancarsi dai vincoli della tradizione, di uscire dai limiti
della ricetta, per imboccare la strada della generalizzazione e
della motivazione tecnica dell'esperienza. Acquist forza l'idea
che i perfezionamenti tecnici e le scoperte risultati da prove
casuali, solo con l'aiuto della teoria, possono trasformarsi in
frutti dell'indagine scientifica. Come disse Francesco Bacone
[filosofo inglese, vissuto fra il 1561 ed 1626]: gli assiomi
correttamente scoperti e riconosciuti veri armano la pratica in
modo non superficiale, ma  profondo, e generano un grande numero
di applicazioni pratiche.
   Gli artigiani e ingegneri del diciassettesimo secolo sapevano
gi non solo sperimentare ma altres formulare i risultati della
loro esperienza in regole empiriche e interpretazioni
quantitative. Al tempo della nascita della scienza chimica, la
maggioranza degli studiosi era conscia della verit fondamentale
che tutti i fenomeni della natura sono soggetti a leggi e a regole
e che, per questa ragione, nonostante la tradizione ecclesiastica,
non si debbono spiegare questi fenomeni come una manifestazione
della volont di Dio. [...].
   In questo periodo, non pi solo come affermazione, ma come
programma d'azione, suonano le parole di Leonardo da Vinci:
Quelli che si innamorano di pratica sanza scienzia sono come il
nocchier ch'entra in naviglio sanza  timone o bussola, che mai ha
certezza dove si vada. E ancora aggiungeva: E questa sperienzia
si faccia pi volte, acci che qualche accidente non impedissi o
falsassi tal prova, che la sperienzia fussi falsa e ch'ella
ingannassi o no il suo speculatore.
   Al principio del diciassettesimo secolo F. Bacone entr in
lizza come campione dello studio sperimentale della natura. Egli
dichiar che l'uomo  l'interprete della natura e il suo
dominatore e che ... quando l'esperimento procede secondo una
legge definita, in modo conseguente e ininterrotto, allora vi  da
aspettarsi qualche cosa di buono per la scienza. [...].
   Il principale significato dell'opera di Bacone si racchiude
nell'affermazione dell'esperimento come argomento decisivo nelle
controversie scientifiche e nella diffusione di nuovi principi per
l'organizzazione della scienza. La dottrina sostenuta da Bacone
che la conoscenza  fondata sull'esperimento acquista nella
seconda met del secolo diciassettesimo particolare significato.
   Al giudizio della ragione e dell'esperimento vennero sottoposti
non solo fatti, ma anche le dottrine religiose degli scolastici
[filosofi che conciliavano la dottrina cristiana con il sapere di
Aristotele], i dogmi degli antichi filosofi e, in particolare, la
filosofia naturalistica aristotelica. Dalla fine del
diciassettesimo secolo le posizioni ideologiche originarie non
vennero pi considerate come soluzioni gi pronte dei problemi, ma
servirono solo da filo conduttore per l'impostazione delle
esperienze. Per lungo tempo i risultati delle osservazioni ed
esperienze che erano in contrasto con affermate concezioni
filosofiche non erano addirittura prese in considerazione dagli
studiosi, convinti della infallibilit dell'autorit di Aristotele
o di Platone. A eliminare questo errore provvide nel
diciassettesimo secolo la convinzione che solo l'esperimento pu
trasformare una ipotesi in teoria scientifica: si accrebbe cos
l'interesse degli studiosi e dei filosofi per le conoscenze
sperimentali, complementi indispensabili della pratica.
   Non appena l'esperimento prese il posto che gli spettava, si
scopr che molte delle idee scientifiche fino ad allora accettate
erano inconsistenti. Queste concezioni cominciarono a essere
considerate come incomprensibili. Una ipotesi deve essere
chiaramente espressa e non deve contenere nulla di evidentemente
falso e assurdo e, sotto questo aspetto, la filosofia di
Aristotele non soddisfa a nessuna di queste condizioni. Nella
letteratura scientifica della seconda met del secolo
diciassettesimo  frequente l'accusa: Aristotele 
incomprensibile. [...].
   Accanto alle proteste contro gli scolastici, veniva espressa
l'esigenza della creazione di una filosofia realistica, basata
cio sugli insegnamenti della natura stessa; i ragionamenti dei
peripatetici [seguaci della scuola di Aristotele] danno solo una
ingannevole teoria delle chimere o di cose inesistenti. Le loro
spiegazioni sono fatte assai pi di concetti e di sottigliezze
logiche e metafisiche, che di osservazioni e considerazioni
fisiche basate sui principi e i fenomeni della natura, scriveva
Robert Boyle [chimico irlandese, vissuto fra il 1627 e il 1691],
uno studioso i cui lavori ebbero una parte fondamentale
nell'affermazione della chimica come scienza.
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